Colgo l'invito di Miguel Martinez a pubblicare questo "nastro nero" per Gaza e, ovviamente, invito a mia volta chiunque mi legga a fare altrettanto.
Questo olocausto senza fine inflitto alla popolazione palestinese non è più tollerabile!
E' impensabile continuare a credere alle giustificazioni israeliane, "Dobbiamo difenderci dal terrorismo".
Se i palestinesi avessero ammazzato più di cento israeliani per ogni singolo palestinese ucciso, e avessero cominciato a farlo a partire dal 1948, credo che oggi Israele non esisterebbe!
Ammazzare più di cento civili per rivendicare un singolo morto significa davvero difendersi?
Gli israeliani stanno commettendo un genocidio a tratti lento, a tratti (come ora) più veloce, ma pur sempre di genocidio si tratta.
Se un portavoce di Hamas dicesse "Uccideremo cento israeliani per ogni palestinese ucciso", si leverebbe un'unanime grido allo scandalo, all'intollerabile barbarie di questi "terroristi".
Allora ecco, dico io, smettiamola con i due pesi e due misure, smettiamola di considerare certi popoli "gente di serie B", anche perché un domani potrebbe essere il nostro turno ad essere considerati di serie B.
I diritti umani non vanno difesi soltanto quando qualcuno vìola i nostri diritti, ma per principio!
Per stabilire delle regole che vadano rispettate sempre, indipendentemente da chi si trovi ad essere l'aggredito e chi l'aggressore.
Ho sentito l'Italia, la Germania, l'Europa tutta, e persino il Papa, chiedere scusa per non essere intervenuti in tempo per impedire la Shoa, c'è stata recentemente la Giornata della Memoria, a cui tutti, chi più chi meno, hanno partecipato.
Eppure stiamo commettendo nuovamente lo stesso errore, stiamo guardando i palestinesi massacrati ogni giorno senza intervenire.... un domani ci saranno le scuse, certamente, ma ci saranno ancora dei palestinesi ai quali chiedere scusa?
Ecco un'intervista che pubblicavo nel 2004 nel mio vecchio blog, nel frattempo l'ADI - Associazione AMICI DI ISRAELE ha tolto l'intervista dal proprio sito, ma rimane comunque la fonte in lingua ebraica sul sito di Haaretz (il link si trova in fondo all'articolo).
Riporto per intero il post, poi lo commenterò in un post successivo, visto che l'intervista di per sé è piuttosto lunga, e quindi non voglio appesantire ulteriormente questo post con i miei commenti: