Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim
As-salamau alaykum wa rahmatullahi ta'ala wa barakatuhu!
Siccome non ho il tempo per farvi gli auguri una ad una, vi faccio gli auguri collettivi ripromettendomi di continuare inshallah la traduzione del tafsir del Fatiha che ho colpevolmente lasciato agli albori per eccesso di impegni!
E quindi a tutte/tutti sorelle e fratelli,
TAKABEL ALLAHU MINNA WA MINKUM!!!
As-salamu alaykum wa rahmatullah
Come al solito io arrivo sempre all'ultimo momento, ma ecco, anche se in fretta e furia, una notizia come questa bisogna pur darla.
Oggi è nato il piccolo Adam mashallah!
Il figlio della carissima sorella Amina ed il fratellino di Samir!
Che Allah (swt) possa donargli una vita serena e mantenerlo sempre sulla sirat al mustaqim.
Possa Egli accompagnarlo passo passo nei momenti difficili e mantenerlo lontano dalle tentazioni dello Shaytan.
E possa Adam recare gioia e conforto ai suoi amorevoli genitori, e possa anch'egli, come Samir, Siria e Walid, pregare per i suoi genitori dopo la loro morte, chiedendo ad Allah (swt) di accoglierli nel Firdaws, inshallah.
Mabruk Amina, Issa, Samir, Siria e Walid!
Che bella famiglia che siete mashallah!
Di tutte le osservazioni e critiche che si sono fatte al niqab finora, una merita un'osservazione. Altrove si dice che una società nella quale le donne portano il niqab, si coprono integralmente e si applica la segregazione dei sessi, gli uomini e le donne soffrono di certe forme di sessuofobia o sono sessualmente perversi. Io aggiungerei qualche particolare. Se prendiamo come esempio l'Arabia Saudita, è risaputo che c'è un tasso elevato di omosessuali, lesbiche e pedofili e altro. Questo è vero. Ma che questo sia una conseguenza del fatto che le donne portano il niqab è falso. E' falso perché nel liberissimo e civilissimo Occidente il numero di omosessuali, lesbiche, pedofili e omicidi a sfondo sessuale con un grado di perversità che supera l'immaginazione è ben superiore. Ed è falso perché storicamente la perversione sessuale è sempre esistita e all'epoca del Profeta Muhammad saaws i problemi di questo tipo erano ridotti ai minimi storici (non tiratemi fuori, per cortesia, la solita storia che Aisha raa l'ha sposata a 9 anni perché questo è tutto un altro discorso). Perché allora oggi una società come quella saudita, pur rispettando un certo codice di abbigliamento islamico, conosce tali perversioni?
1) una donna che vuole portare il niqab (o l'hijab, che lascia scoperto il viso e le mani) lo fa per vivere il versetto che dice "per essere riconosciute e non essere molestate". Qualsiasi musulmano/a che si ritenga tale non puo' negare la verità di un versetto coranico: se Allah ta'ala lo ha detto, significa che è vero. La critica che mi avevano fatto a mio tempo sul fatto che portare il jilbab era solo una forma di esibizionismo, era solo una storpiatura del significato del versetto: è ovvio che chi si veste in modo islamicamente corretto viene notato in una società non musulmana, ma questo non ha niente a che vedere con l'esibizionismo perché la scelta ha una motivazione spirituale profonda. Ovviamente ci sarà chi lo mette per abitudine, per tradizione, perché lo vogliono i suoi genitori: in quel caso non ne trarrà alcun beneficio spirituale, né lei né chi le sta attorno.
2) se portare il niqab e applicare la segregazione sessuale non ha evitato la nascita di perversioni sessuali etc., la colpa non è del niqab in sé ma degli esseri umani che sono lontani dall'Islam. Eh si, perché non basta applicare la shar'ia per essere dei bravi musulmani, l'Islam bisogna avercelo dentro. Ricordo una discussione che ebbi con una sorella a me carissima che mi disse: ma se pregare cinque volte al giorno non ti impedisce di comprtarti male, a che serve pregare? Le risposi che Rasul saaws aveva detto che la preghiera ci tiene lontani dai peccati maggiori e che se lo ha detto significa che è vero. Certo se la preghiera non ce l'hai dentro, non ti serve a niente pregare. Rasul saaws un giorno ha detto ai suoi compagni che verrà un giorno in cui la mia comunità sarà numerosa ma sarà come la schiuma lasciata dalla pioggia, una comunità in cui il Corano resterà nella gola e non raggiungerà il cuore, una comunità che avrà paura dei non musulmani e che sarà legata a questa vita e disprezzerà la morte. Siamo noi. Non so se lo sapete, ma nel mese di Ramadan c'è un aumento vertiginoso di crimini, liti, aggressioni, eppure si fa il digiuno. Come mai non riusciamo a trarne un beneficio? Forse perché crediamo di fare il digiuno ma in realtà soffriamo solo un po' di fame e un po' di sete.
Ecco, quello che volevo dire è che il niqab, come la preghiera, come il digiuno, come il Corano, come l'Islam tutto dobbiamo avercelo dentro per farlo uscire fuori, non basta appiccicarcelo sopra come un'etichetta per sentirsi dei bravi musulmani. Non chiedetemi come si fa perché questo è un dono che viene dall'Altissimo. E non chiedetemi nemmeno come puo' una donna amare il niqab perché è come descrivere a qualcuno che non ha mai mangiato una mela che sapore ha. Ieri uno dei miei figli mi ha chiesto: "Mamma, ma perché ti piace l'insalata? Non sa di niente..." Eppure a me sembra straordinariamente fresca e buona...ma si sa, sono un'alienata....
Essere macellai è nella natura di Israele
Intervista a Gilad Atzom
25 gennaio 2009-01-27
Conversazione con Gilad Atzom, jazzista di fama mondiale: che sia fatta giustizia ai criminali israeliani oggi!
Intervista a cura di : Kourosh Ziabari, MMN
Gilad Atzom è una persona straordinaria, sia per la sua voce che per il suo pensiero. Jazzista nato in Israele e attivista antisionista, spiega e canta le sue riflessioni anti-israeliane in modo esplicito e ogni volta che ne ha l’occasione.
Musicista che suona sassofono soprano, tenore e baritono, clarinetto, sol, zurna e flauto, Atzom ha vinto diversi premi internazionali, inluso il BBC Jazz Award 2003, ed è considerato uno dei più promettenti artisti del suo genere.
In quanto attivista antisionista, nonostante sia di origine israeliana, Gilad Atzom denuncia incessantemente la sua appartenenza allo stato ebraico e proclama di esserci solo nato e niente più, che questo fatto non c’entra nulla con le sue capacità artistiche e il suo successo, e che non sente nessuna simpatia, compassione o nostalgia nei confronti dello stato “occupante” israeliano.
Nel corso degli ultimi anni ha scritto tantissimi articoli e ha fatto una serie di conferenze, e costantemente nei suoi spettacoli condanna la storica belligeranza di Israele nei territori occupati palestinesi e attualmente sta conducendo una campagna molto attiva in diversi paesi per far conoscere all’opinione pubblica il massacro di civili innocenti, donne e bambini nella striscia di Gaza.
Durante il suo recente viaggio in Grecia, dove si è recato alcuni giorni fa, Atzom ha fatto diverse interviste ed ha partecipato a molti programmi radiofonici e televisivi per esprimere la sua netta condanna dei genocidi israeliani a Gaza. Secondo lui, il popolo greco è più aperto e meglio informato, ecco perché ha fatto grandi sforzi per trasmettere la propria solidarietà e sostegno alla gente di Gaza.
Di seguito, il testo completo di un’intervista esclusiva a Gilad Atzom nella quale si parla di diversi argomenti legati al massacro in corso a Gaza, ai crimini contro l’umanità perpetrati da Israele e alla necessità di processare gli ufficiali israeliani in un tribunale internazionale giusto ed obiettivo.
Kourosh Ziabari: Prima di tutto, vorrei chiederle la sua opinione sul conflitto in corso a Gaza che alcuni hanno definito “la battaglia più catastrofica” degli ultimi dieci anni. Che cosa ne pensa della carneficina di civili, bambini, donne e neonati a Gaza?
Gilad Atzom: Quello che vediamo a Gaza è la negazione di un olocausto in atto. Lo stato ebraico mette in atto la barbarie pura. Eppure il mondo guarda in silenzio. Ancora una volta siamo davanti al fatto che dare carta bianca al popolo ebraico per costruirsi una nazione ha dimostrato di essere un errore mortale. L’unica questione da porsi è come sbarazzarsi di questa mostruosa creatura suicida che crede solo nell’uso della forza e della violenza senza trasformare il nostro pianeta in una palla di fuoco.
Kourosh Ziabari: Lei critica aspramente lo stato d’Israele, eppure avrà notato anche lei che i mezzi di comunicazione isareliani e i politici affibbiano semplicemente l’etichetta di “traditore” a tutti i cittadini, giornalisti, professori o rétori israeliani che condannano lo stato d’Israele per i suoi massacri. Che cosa ne pensa?
Gilad Atzom: Tanto per cominciare, non è poi cosi’ male essere un “traditore” in uno stato assassino. Comunque, non mi considero israeliano. Ci sono nato ma non ci ho vissuto e nemmeno ci sono andato per molti anni. Quando mi sono reso conto di abitare su una terra rubata da un oppressore, ho preso i miei sassofoni e me ne sono andato. In un certo senso, mi si puo’ considerare un “orgoglioso ebreo che odia se stesso”. Mi vergogno profondamente di me stesso e di quelli che erano miei connazionali. Io parlo e scrivo della mia vergogna e compongo musica cercando di trattare lo stesso argomento.
Kourosh Ziabari: Gli ufficiali israeliani affermano che la loro risposta mira a colpire solo le basi di Hamas, uccidendo solo coloro che sono armati e i miliziani. Dall’altra parte, non permettono ai giornalisti e ai corrispondenti televisivi di entrare nella striscia di Gaza occupata e impediscono loro di far vedere la realtà. Come possono giustificare questa contraddizione? Perché non lasciano entrare i giornalisti a Gaza se le loro affermazioni sono vere?
Gilad Atzom: Credo che agli israeliani non glieni importi nulla delle contraddizioni e delle discrepanze logiche. Agli israeliani non gliene importa nulla nemmeno della loro immagine.
Mi spiego. Israele in questo momento è il ghetto più grande mai esistito prima. Il ghetto ebraico è, in sostanza, un posto dove gli ebrei possono celebrare quello che sentono collettivamente tra loro, senza vergognarsi di quello che dicono, pensano o sentono. Israele si è già circondato di mura gigantesche solo per dare alla segregazione un significato reale. Eppure, il ghetto ebraico israeliano è molto diverso da quello dell’Europa dell’Est. Mentre nel ghetto europeo gli ebrei subivano delle intimidazioni da parte della realtà esterna, nel ghetto israeliano gli ebrei intimidano gli altri. Continuano a dire che tutto il Medio Oriente deve essere mantenuto in un costante stato d’ansia.
La mentalità del ghetto è uno strumento analitico molto utile. Ci aiuta a capire, ad esempio, perché il Primo Ministro Olmert si sia permesso di vantarsi pubblicamente per aver umiliato il presidente Bush e il Segretario di Stato Rice. Nel ghetto gli ebrei si sentono al sicuro; possono far parlare il loro pensiero sapendo che niente arriverà ai Goyim. Nel ghetto si applica una sola logica, la logica ebraica.
Tuttavia, negli anni ’50 il Primo Ministro Ben Gurion adotto’ lo schema del ghetto ebraico trasformandolo in un mantra politico che spiego’ eloquentemente cosi’: “Non importa quello che dicono i Goyim, l’unica cosa importante é quello che gli ebrei fanno.” Apparentemente, il mantra del ghetto ebraico alla Ben Gurion è riuscito a separare gli israeliani dal resto dell’umanità. Ma va oltre, perché come vediamo nel conflitto di Gaza e in qualsiasi conflitto israeliano, separa il paradigma ebraico da ogni concetto etico umanistico.
Il letale pregmatismo militare israeliano è la traduzione di questa filosofia. E’ ovvio che non importa che cosa pensa l’ONU o i mezzi di informazione mondiali, la sola cosa importante è quello che l’IDF fa.
E adesso parlo dei giornalisti stranieri. I leader militari israeliani già prima sapevano che Gaza sarebbe stato un bagno di sangue per i civili palestinesi. E sapevano già in anticipo quali armi avrebbero usato. L’ultima cosa di cui avevano bisogno erano i gironalisti stranieri con i loro reportages sul massacro di Gaza. I mezzi di informazione mondiali e “il diritto di sapere” non interessano a Israele. Nello stato-ghetto ebraico l’unica cosa importante è che cosa sta facendo l’IDF.
Gli israeliani volevano prima finire il loro lavoro, uccidere tanti palestinesi, distruggere Gaza e smantellare le sue infrastrutture per recuperare il potere di deterrente che avevano perso anni fa. I giornalisti che filmano Gaza erano dei bastoni fra le ruote.
Kourosh Ziabari: con una descrizione cosi’ complessa, qual è la ragione principale, secondo lei, che spinge Isarele a bloccare le navi cariche di aiuti umanitari per Gaza? C’è qualcosa di sbagliato nel permettere che cibo, medicine e soccorsi giungano a una massa di persone che non hanno il minimo accesso al mondo esterno?
Gilad Atzom: La risposta è quasi etimologica. Parlare di “sforzo umanitario” presume una profonda familiarità con il concetto di umanismo. Poiché gli israeliani non hanno nessuna vocazione etica o umanitaria, non ci possiamo aspettare da loro un’inclinazione allo sforzo umanitario. Negli ultimi giorni Israele ha bombardato ospedali, scuole, centri di rifugiati e le sedi per la distribuzione degli aiuti delle Nazioni Unite. Sarebbe meglio ammetterlo: lo stato ebraico è un’istituzione criminale in piena ebollizione senza paragoni. Non possiamo e non dobbiamo aspettarci che seguano un’esigenza umanitaria. Al contrario, dovremmo prevedere che Isarele si comporti come l’incarnazione dell’ultimo male e, purtroppo, devo dirlo, qui non deludono mai.
Kourosh Ziabari: L’utilizzo delle bombe al fosforo bianco sui civili e sulle case di Gaza sono un’evidente violazione delle regole internazionali e della convenzione di Ginevra. C’è qualche modo per ripare a questi crimini di guerra?
Gilad Atzom: Non sono un esperto legale per cui non posso rispondere in modo adeguato. Tuttavia,è molto interessante notare che nonostante un’ampia condanna a livello mondiale sull’uso da parte di Israele di bombe al fosforo bianco, l’esercito israeliano continua ad usarle e non usano armi non convenzionali contro dei civili in violazione delle convenzioni internazionali. Ogni giorno vediamo esplodere quelle bombe sopra obiettivi civili. E ancora una volta vediamo che non importa che cosa dicono i Goyim, quello che importa è che cosa fanno gli ebrei, cioè, uccidere civili palestinesi. Aggiungerei anche che gli israeliani si lamentano in continuazione delle “potenziali” armi di distruzione di massa che altre nazioni potrebbero avere, ed è patetico sapendo che loro stessi hanno un osceno arsenale di testate nucleari. Se non hanno nessuna considerazione per la legge internazionale, perché mai dovrebbero preoccuparsi dell’opinione pubblica mondiale?
Kourosh Ziabari: Anche se la guerra finisce ora e Israele si ritira dai territori occupati, il risultato del conflitto è di oltre 1300 morti e 70% delle infrastrutture, edifici, posti pubblici distrutti. Come si potrebbe far valere un’effettiva giustizia nei confronti di Israele e dei suoi crimini contro l’umanità?
Gilad Atzom: Ripeto, non sono un esperto legale. Ma non mi trattengo. L’oggetto del mio studio è l’identità ebraica e israeliana. Mi interessa la metafisica dell’inclinazione al genocidio israeliana. Sto studiando come l’identità possa infliggere cosi’ tanto dolore e cosi’ tanti massacri a civili innocenti. Mi interessa la banalizzazione del male cosi’ come viene esposta dall’ultima barbarie di Israele e il sostegno istituzionale ebraico di tale malvagità a livello mondialea. Credo che una volta che ci saremo resi conto di quello che abbiamo di fronte, potremo sapere come combatterlo. Sinceramente non credo nei tribunali internazionali. Secondo me è molto più efficace un riconoscimento generale del fatto che lo stato di Israele non sia altro che pura barbarie.
Kourosh Ziabari: Ultima domanda: in quanto artista israeliano, quale messaggio invierebbe al popolo palestinese, a quelle madri che hanno perso i loro figli o a quei bambini traumatizzati che ora subiscono le conseguenze della perdita dei loro genitori?
Gilad Atzom: Miei cari fratelli e sorelle. Fa male al cuore guardare lo stato ebraico che vi infligge morte e massacri. Tutti noi vediamo quello che state subendo e tutti sappiamo che la giustizia è dalla vostra parte. Vi chiedo di non perdere la speranza. Il male ha sempre una fine anche se dovremmo fare qualcosa per farlo finire.
Comunque una cosa è certa. E’ triste dirlo ma il cosiddetto occidente “liberale” non vi ha salvato; gli stati arabi non si sono uniti alla vostra lotta. Per quanto triste, per quanto la giustizia sia dalla vostra parte, voi siete qui SOLI a confrontarvi con l’ultimo male.
Israele ha molte bombe nel suo arsenale. Ma voi, fratelli e sorelle palestinesi, avete alcune cose che loro non hanno: la giustizia è con voi, l’umanità è nelle vostre strade, avete lo spirito e avete l’ultima bomba, quella demografica.
La Palestina è una terra, Israele è uno stato;
Gli stati vanno e vengono, la terra resta per sempre.
Viva la Palestina!
......lascio parlare le immagini















E' la foto che preferisco...cosi' mi piace ricordarlo, rahimahullah!
Nel file originario che mi hanno mandato, qui c'era la foto del suo corpo straziato dal missile dell'esercito israeliano, perché ci voleva un missile per eliminare un uomo in carrozzella...ma per rispetto della dignità della sua persona, non ho voluto pubblicarla.





...per non dimenticare i responsabili di questo.....
Yvonne Ridley, 8 gennaio 2009
Gaza e i mezzi di informazione
Il modo in cui i mezzi di informazione occidentali si sono occupati della guerra a Gaza è molto di parte a causa del rifiuto di mostrare ai telespettatori le immagini reali delle vittime.
Una della ragioni è la decisione di Israele di non permettere ai mezzi di informazione occidentali di entrare a Gaza.
Oltre a questa oltraggiosa censura da parte di una cosiddetta democrazia, c’è il solito pretesto che molte delle immagini mostrate dai mezzi di informazione arabi sono troppo scioccanti per il pubblico occidentale.
In effetti, l’orribile foto che mi è stata inviata della testa di un bambino che giaceva tra le macerie di Gaza mi ha davvero tolto il respiro.
Ma questa è la guerra ed è vera e se i mezzi di informazione mostrassero questo tipo di immagini forse il pubblico si renderebbe conto degli orrori provocati dalle bombe sganciate sui civili.
Tra i mezzi di informazione arabi non c’è questa reticenza ed ecco perché molte persone che hanno la parabola seguono le reti mediorientali per guardare il genocidio in corso a Gaza.
Una delle reti che sta riscuotendo un gran seguito è la giovanissima Press TV, iraniana, e da poco su Sky 515. Sta diventando la rete più seguita dai telespettatori, in particolare tra gli europei che conoscono l’inglese, che vogliono solo la verità, poco importa se scioccante o sgradevole.
C’è circa mezza dozzina di giornalisti palestinesi sul terreno con le troupes di Press TV per mostrare gli orrori della guerra in corso. Ammiro la loro dedizione e il loro coraggio e li saluto tutti, uno per uno...alcuni di loro sono miei amici.
In questo momento presento uno show, ma ho anche lavorato come giornalista per oltre trent’anni occupandomi di conflitti e dei loro postumi dalle Falklands, alla prima e seconda guerra del Golfo, i conflitti irlandesi, la Palestina, l’Afghanistan e l’Iraq per diverse testate giornalistiche e reti televisive.
E un elemento comune in tutti i conflitti è la costante battaglia di giornalisti e corrispondenti di guerra per arrivare alla verità, ma la battaglia per raccontare la verità sta diventando sempre più difficile nonostante la straordinaria tecnologia che abbiamo a disposizione.
La gente al potere che compie cose terribili non vuole che la verità esca fuori, ecco perché sempre più i giornalisti si ritrovano banditi o censurati.
Sapete, la verità è un’arma potentissima e molto influente che puo’ essere usata contro queste persone. Purtroppo, quando è distorta e manipolata puo’ essere ancora più distruttiva.
La macchina da guerra israeliana riesce a distorcere la verità in modo magistrale, ecco perché lo stato continua a restare impunito per non aver aderito alla convenzione di Ginevra sulla punizione collettiva dei cittadini di Gaza.
La tattica israeliana è crudele, perversa e dimostra che ai suoi leader non interessa il processo di pace o uno stato palestinese.
Stanno creando il terreno ideale per far crescere l’estremismo, sabotando gli sforzi per la pace e sprecando tutta la buona volontà messa dagli altri.
Cinque anni fa, l’amministrazione Bush menti’ sulle armi di distruzione di massa...una menzogna ripetuta a gran voce dall’ex Primo Ministro britannico Tony Blair per persuadere i mezzi di informazione a sostenere l’invasione illegale ed immorale dell’Iraq.
E ha funzionato.
Affinché possano vergognarsene in eterno, la maggior parte dei mezzi di informazione sono caduti nella trappola e se la sono bevuta: a parte alcuni giornalisti, la maggior parte ha taciuto su questo ..... Il New York Times, in realtà, dopo ha pubblicato le scuse in prima pagina, ma il danno era stato fatto e la percezione del pubblico era difficile da cambiare.
Purtroppo, molte delle stesse testate giornalistiche e degli stessi giornalisti non hanno imparato niente da quel periodo vergognoso. All’inizio di questa guerra, Israele ha tirato fuori solo la futile scusa dei razzi di Hamas come giustificazione per lanciare la sua marca di “Shock and Awe” a Gaza. (Nota della traduttrice: la Ridley si riferisce, per chi non ce l’avesse presente, all’operazione di guerra condotta dagli Stati Uniti in Iraq che prende il nome dalla ben nota teoria militare, conosciuta anche come “dottrina del dominio rapido”, sviluppata da Ullman e Wade alla National Defense University negli Stati Uniti nel 1996, basata sull’uso estremo della forza per dominare il campo di battaglia con un dispiegamento spettacolare di armi e militari per paralizzare la capacità dell’avversario di percepire il campo di battaglia e distruggere la sua VOLONTA DI COMBATTERE. Tra le applicazioni di questa teoria, gli “studiosi” succitati annoverano Hiroshima e Nagasaki, come esempi storici antecedenti alla loro formulazione, e i bombardamenti massicci in generale. Vorrei farvi notare che la definizione è presa da Wikipedia, e mi sembra importante sottolineare lo scopo di tale dottrina di combattimento, ovvero annichilire la volontà dell’avversario per ottenere una completa sottomissione. Purtroppo per loro, i musulmani si sottomettono solo all’Onnipotente e questa teoria, per quanto distruttiva, non riesce a dare gli esiti da loro sperati.)
I razzi di Hamas hanno ucciso solo poco più di venti israeliani mentre la guerra di Israele a Gaza ha ucciso oltre 700 persone inclusi più di 200 bambini negli ultimi 13 giorni (vedere il bilancio aggiornato, ndt). Le persone gravemente ferite e mutilate sono per ora migliaia.
Ma la scusa dei “razzi di Hamas” è stata incontestabile in Occidente, nonostante per essere pienamente credibili i mezzi di infromazione israeliani giorni dopo avessero rivelato che l’operazione Piombo Fuso fosse già stata pianificata sei mesi prima allo scopo di distruggere il partito democraticamente eletto di Hamas.
Si, è vero, i razzi ci sono ma non sono nient’altro che pezzi di metallo di rottami che hanno per combustibile del fertilizzante. Come ha osservato un collega, sono delle fionde rispetto ai proiettili, ai missili da milioni di dollari e bombe anti-bunker usate da Israele.
Alcuni dicono che i razzi Qassam sono il frutto della disperazione, personalmente penso che siano più di un semplice gesto simbolico da parte di un popolo che da anni soffre un assedio brutale e medievale per mano di Israele.
Nonostante la sua straordinaria macchina da guerra e la sua tecnologia, questi piccoli razzi raramente vengono intercettati dai radar militari. Gli israeliani non ne sanno niente finché non atterrano e questo li fa impazzire.
Eppure, i leader israeliani e i loro sostenitori continuano a fare una propaganda assurda sui razzi di Hamas che sono molto meno sofisticati di tutto quello che l’IRA ha usato in Gran Bretagna durante il periodo più duro delle sommosse. E bada bene, l’IRA era finanziata e sostenuta dai dollari americani mentre Hamas non ha nessun generoso benefattore dalla sua parte.
Non ricordo che il governo britannico abbia ordinato di lanciare dei missili da crociera su Belfast come risposta alla miseria e al dolore che le bombe dell’IRA avevano causato a Londra, Manchester, Birmingham e altrove. Non ricordo nemmeno di elicotteri Apache che sorvolavano gli uffici del Sinn Fein a Falls Road o assassini mirati di leader dell’IRA.
La maggior parte dei giornalisti con un briciolo di intuito investigativo si renderebbe conto che la scusa dei razzi di Hamas è pura menzogna.
Ma continuano ad usarla come pretesto per lanciare quello che tanta gente, inclusi degli ebrei pacifisti, ha descritto come un olocausto e un genocidio.
Milioni di persone hanno fatto delle manifestazioni: si sono viste rabbia e anarchia sulle strade di tutto il mondo ma gli unici che guardano altrove sono i leader occidentali e i mezzi di informazione al loro servizio.
I leader occidentali, come un branco d’oche che fanno la danza del ventre, sono una grande disgrazia e hanno la stessa utilità che hanno le Nazioni Unite, sempre più “sdentate”, ma c’è una sferzata che sta arrivando e sta arrivando dalla gente comune di ogni parte del mondo.
Sta venendo fuori la forza della gente, quel tipo di forza che ha dato vita alla rivoluzione iraniana e cubana, che ha fatto cadere dittatori crudeli come Nicolae Ceausescu in Romania e ha fatto crollare il muro di Berlino.
Per dirla in parole semplici, il pubblico è diventato cinico ed è stanco delle menzogne. Se i principali mezzi di informazione vogliono riconquistare un minimo di credibilità i giornalisti devono sfidare i leader israeliani e occidentali.
La verità è un’arma potente ed è vero che...
- Israele ha nel mirino i civili: più di due terzi dei morti sono donne e bambini. Allora perché permettere a Tzipi Livni di dire: “La striscia di Gaza è controllata da Hamas e il prezzo lo stanno pagando i bambini israeliani e palestinesi, ma la colpa e l’emissario è Hamas.” Questa è una pura menzogna. Quali bambini israeliani sono stati uccisi? Gli unici bambini morti sono a Gaza.
- Hamas è un’organizzazione politica che ha un’ala militare e non il contrario. E’ stata eletta democraticamente dalla gente che era stanca della corruzione della precedente classe politica che li aveva delusi.
- Israele ha rotto il cessate-il-fuoco il 4 novembre 2008, un fatto che alla fine si è saputo sulla CNN quasi due mesi dopo durante un dibattito sebbene la BBC, la FOX e altri canali occidentali non l’abbiano ancora accennato.
- Hamas non usa civili come scudi umani, e poi dove sono le prove? Israele ha bisogno di fare propaganda o di far tacere, ma i mezzi di informazione non chiedono mai le prove.
- Israele dice di preoccuparsi dei civili e di avvertirli in anticipo dei raid aerei nella loro zona: anche l’IRA faceva cosi’, ma non ricordo nessuno che si sia congratulato con loro per gli interventi umanitari.
E fate attenzione anche all’ultima bugia che sta per passare sui mezzi di informazione sul capo di Hamas Mahmud Zahar che, secondo la propaganda sionista avrebbe detto che i bambini ebrei di tutto il mondo sono bersagli. Un collaboratore del The Guardian ha citato Zahar con queste parole: “I sionisti hanno legittimato l’uccisione dei loro bambini uccidendo i nostri. Hanno legittimizzato l’uccisione della loro gente in tutto il mondo uccidendo la nostra gente.”
Non è quello che ha detto. Purtroppo, la traduzione araba non era corretta e quelli che dovrebbero saperlo non hanno controllato il discorso originale davanti alla sua trascrizione.
Il danno ormai è fatto e resta da vedere se poi ne seguiranno le scuse o una correzione.
Come disse Churchill: “Una bugia ha già fatto il giro di mezzo mondo prima che la verità abbia l’occasione di mettersi gli stivali”.
YVONNE RIDLEY
(dal sito YMOUK, Young Muslim Organization United Kingdom)
“Questa brutalita non spezzerà mai la nostra volontà di essere liberi”, Khalid Mish’al, leader dell'ala politica di Hamas, 6 gennaio 2009 (dal sito YMOUK, Young Muslims Organization United Kingdom, lettera pubblicata da "The Guardian")
Per 18 mesi il mio popolo, a Gaza, è stato sotto assedio, incarcerato nella più grande prigione del mondo, isolato dalle vie di terra, aeree e marittime, in gabbia e senza viveri a sufficienza, e nemmeno medicine per i nostri malati. Dopo la lenta politica della morte sono arrivate le bombe. Nel posto che conta la maggior densità di popolazione del mondo, gli aerei da guera israeliani non hanno risparmiato niente, dagli edifici del governo alle case, le moschee, ospitali, scuole e mercati. Sono morte oltre 540 (ad oggi, 18 gennaio il numero è salito a circa 1300, ndt) persone e migliaia sono i feriti. Un terzo sono donne e bambini. Intere famiglie sono state massacrate, alcune mentre dormivano.
E si sta cercando di nascondere questo fiume di sangue con bugie e falsi pretesti. Per sei mesi, noi di Hamas abbiamo osservato il cessate il fuoco. Fin dall’inizio Israele lo ha rotto ripetutamente. Israele avrebbe dovuto aprire gli accessi a Gaza ed estendere la tregua alla West Bank e invece ha continuato a stringere il suo assedio mortale a Gaza, tagliando più volte le forniture di elettricità e di acqua. La punizione collettiva non si è fermata ma è aumentata, come pure gli omicidi diretti ed indiretti. Trenta abitanti di Gaza sono stati uccisi dal fuoco israeliano e centinaia di pazienti sono morti come conseguenza diretta dell’assedio durante il cosiddetto “cessate il fuoco”. Israele ha goduto di un periodo di calma. Il nostro popolo no.
Quando la tregua stava per finire, abbiamo espresso la nostra disponibilità ad una nuova tregua in cambio della fine dell’assedio e dell’apertura di tutte le frontiere di Gaza, incluso Rafah. Le nostre richieste sono state lettera morta. Eppure eravamo ancora disposti ad una nuova tregua su queste basi in cambio di un completo ritiro delle forze di occupazione da Gaza.
Nessun razzo è mai stato lanciato dalla West Bank. Ma 50 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite là lo scorso anno per mano di Israele, mentre il suo espansionismo procedeva incessante. Noi dovremmo accontentarci di pezzetti di territorio sempre più piccoli, di una manciata di comuni alla mercè di Israele, completamente circondati da tutte le parti. La verità è che Israele cerca un cessate il fuoco unilaterale, che sia osservato solo dal mio popolo, in cambio di assedio, mancanza di viveri, bombardamenti, omicidi, incursioni e nuove insediamenti di coloni. Quello che Israele vuole è un cessate-il-fuoco gratuito.
La logica di quanti ci chiedono di fermare la nostra resistenza è assurda. Essi assolvono da ogni responsabilità l’aggressore che occupa la nostra terra, armato delle più potenti e micidiali armi di distruzione, e condannano la vittima, prigioniera nella propria terra occupata. I nostri modesti razzi artigianali sono il nostro grido di protesta al mondo. Israele e i suoi alleati americani ed europei vogliono farci uccidere in silenzio. Ma non moriremo in silenzio.
Quello che sta passando Gaza oggi l’aveva già vissuto Yasser Arafat. Quando si rifiuto’ di accettare i diktat israeliani, venne imprigionato nel suo quartier generale di Ramallah, circondato dai carri armati, per due anni. E quando anche questa mossa non riusci’ a fargli cambiare idea, è stato avvelenato.
Gaza inizia il 2009 proprio come aveva iniziato il 2008: sotto il fuoco israeliano. Tra gennaio e febbraio dell’anno scorso erano morti 140 abitanti di Gaza sotto i raid aerei. E subito prima di imbarcarsi nel fallimentare attacco contro il Libano nel luglio 2006, Israele aveva fatto piovere migliaia di bombe su Gaza, uccidendo 240 persone. Dal giorno di Deir Yassin nel 1948 a Gaza oggi, la lista dei crimini di Israele è lunga. Le giustificazioni cambiano ma la realtà è sempre la stessa: occupazione coloniale, oppressione e interminabile ingiustizia. Se questo è il “mondo libero” di cui Israele sta difendendo i “valori”, come sostiene il suo ministro degli esteri Tzipi Livni, allora non vogliamo averci nulla a che fare.
I leader di Israele restano confusi, incapaci di definire degli obiettivi chiari per gli attacchi: dall’eliminazione del governo legittimamente eletto di Hamas e dalla distruzione delle sue infrastrutture all’arresto dei lanci di razzi. Siccome non sono riusciti a spezzare la resistenza palestinese hanno ridotto i loro obiettivi. Ora parlano di indebolire Hamas e limitare la resistenza. Ma non otterranno nessuno dei due. Il popolo di Gaza è più unito che mai, determinato a non farsi terrorizzare fin nella sottomissione. I nostri combattenti, armati della giustizia della loro causa, hanno già procurato molte perdite nell’esercito di occupazione e continueranno a combattere per difendere la loro terra e il loro popolo. Niente sconfiggerà la nostra volontà di essere liberi.
Ancora una volta, Washington e l’Europa hanno scelto di aiutare e sostenere il carceriere, occupante e aggressore, e di condannare le sue vittime. Speravamo che Barack Obama mettesse fine alla disastrosa politica della legalità di George Bush ma il suo inizio non è incoraggiante. Mentre si è subito mosso per denunciare gli attacchi di Mombai, non ha detto una parola dopo 10 giorni di massacri a Gaza. Ma il mio popolo non è solo. Milioni di uomini e donne che amano la libertà protestano contro l’aggressione israeliana, e non solo nei paesi arabi e in Israele, ma in tutto il mondo.
Israele sicuramente porterà enormi distruzioni, innumerevoli morti e sofferenze a Gaza. Ma troverà a Gaza la stessa cosa che ha trovato in Libano. Non ci spezzeranno con l’assedio e i bombardamenti e non ci arrenderemo mai all’occupazione.
Sabato, 10 - 01 - 2009
Domenica, 11 - 01 - 2009
Lunedì, 12 - 01 - 2009
J'ACCUSE!
Lo aveva detto Emile Zola a proposito del caso Dreyfus, ve lo ricordate? Ebbene, lo ripeto anch'io, a gran voce, insieme alle voci di tutti quelli che hanno avuto e hanno il coraggio di denunciare la politica dello Stato di Israele. Ma siccome io non sono all'altezza di farlo bene, vi consiglio di aprire il link che trovate qui sotto. Non pensate che "tanto è inutile", perché questo è proprio il loro obiettivo, farci pensare che tanto è inutile protestare, denunciare, indignarsi. Io credo, invece, che se davvero arrivassimo a tanto, sarebbe la morte di ogni speranza. Teniamola viva, non per noi ma per i nostri fratelli e le nostre sorelle che, non solo in Palestina, muoiono nell'indifferenza generale. Teniamola viva perché è l'unica cosa che ci resta dopo la fede: la speranza di costruire un mondo di giustizia dove non ci saranno più oppressi né oppressori. Un'illusione? No, è una certezza, perché ce l'ha promesso l'Altissimo e Lui non manca alle Sue promesse. Che Allah l'Onnipotente renda giustizia ai nostri fratelli e alle nostre sorelle e li renda vittoriosi in questa vita e nell'Altra, amin!
http://pagesperso-orange.fr/palestinium/
Come potete vedere, ho ricevuto da Al Jazeera il permesso di tradurre in italiano e ripubblicare tramite Twitter i continui aggiornamenti sulla situazione direttamente da Gaza.
Spero di fare un servizio gradito, inshallah.
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Ovviamente, essendo da sola non potrò darvi gli aggiornamenti in continuazione, giorno e notte, ma comunque cercherò di fare il possibile.
Che Allah (swt) possa aiutare i nostri fratelli e sorelle che stanno soffrendo l'indicibile a Gaza. Amin.